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Come superare la pigrizia e iniziare ad allenarti
Quante volte ti sei detto: “Comincio domani”? E quante di quelle volte quel domani non è mai arrivato? La pigrizia è una trappola mentale potente, spesso camuffata da impegni, stanchezza o mancanza di tempo. Ma sotto la superficie si nasconde un blocco più profondo: la difficoltà di passare all’azione. Questo articolo è pensato per aiutarti a rompere quella barriera invisibile e fare il primo passo concreto verso il tuo benessere. Scoprirai come funziona la mente quando rimanda, come creare uno slancio iniziale e come trasformare l’allenamento in una parte stabile della tua vita.
Non servono grandi rivoluzioni: serve un piano realistico, una spinta interiore e una presa di coscienza di quanto ti sta costando rimandare ancora. Partiamo.
- Capire cosa ti blocca davvero
- Sconfiggere la pigrizia con la psicologia
- Passare all’azione: da domani a oggi
- Rendere l’allenamento parte della tua identità
Capire cosa ti blocca davvero
Il meccanismo della procrastinazione
Procrastinare non è solo “pigrizia”: è una risposta psicologica a una situazione percepita come faticosa, minacciosa o incerta. Il cervello cerca sollievo immediato, evitando ciò che considera sgradevole. Allenarsi, soprattutto se sei fermo da tempo, appare come un’attività faticosa, che richiede energia, cambiamento, disciplina. Rimandare diventa allora una strategia di auto-protezione emotiva. Ma il sollievo dura poco: ogni rinvio alimenta il senso di colpa, abbassa l’autostima e rafforza l’idea che “non ce la puoi fare”.
Capire che la procrastinazione è un meccanismo appreso – e non un difetto di carattere – è il primo passo per disinnescarla. Non si tratta di diventare una persona diversa, ma di imparare a gestire meglio le reazioni emotive che bloccano l’azione.
Il ruolo del blocco mentale e dell’auto-sabotaggio
Molti rimandano l’inizio di un percorso di allenamento non per mancanza di tempo o forza fisica, ma perché non si sentono “pronti”. È il classico blocco mentale: una combinazione di insicurezza, aspettative irrealistiche e paura di fallire. Il risultato è che si cerca la “situazione ideale” per iniziare, che però non arriva mai. Inconsapevolmente, si alimenta un ciclo di auto-sabotaggio.
Per spezzare questo ciclo serve un cambio di prospettiva: non si inizia ad allenarsi perché si è forti, motivati o perfetti. Si diventa tutto questo perché si è iniziato. Agire prima di sentirsi pronti è un atto di coraggio che innesca la trasformazione.
Quanto ti sta costando rimandare
Ogni giorno in cui scegli di non agire, stai compiendo comunque una scelta: quella di restare fermo. E questa scelta ha un costo. Non solo in termini fisici – aumento di peso, perdita di energia, peggioramento della salute – ma anche in termini psicologici. Rimandare ti toglie potere, alimenta la frustrazione e riduce la fiducia in te stesso. Il bias di avversione alla perdita ci insegna che spesso siamo più motivati da ciò che rischiamo di perdere che da ciò che potremmo guadagnare.
Chiediti: cosa sto perdendo ogni giorno che rimando? Energia? Fiducia? Opportunità? Questa consapevolezza può diventare il tuo alleato più potente per iniziare, oggi.
Sconfiggere la pigrizia con la psicologia
Come funziona la motivazione (e perché non puoi aspettarla)
Uno degli errori più comuni è pensare che serva “sentirsi motivati” per iniziare. Ma la verità è l’opposto: la motivazione arriva dopo l’azione, non prima. È una conseguenza, non una causa. Quando agisci – anche solo per cinque minuti – il cervello inizia a registrare un cambiamento, e questo innesca una reazione positiva: ti senti più capace, più coerente con te stesso, più vicino al tuo obiettivo. Questo è il vero carburante motivazionale.
Attendere la motivazione è una trappola. È come voler scaldare una stanza prima di accendere il termosifone. Se vuoi superare la pigrizia, smetti di aspettare il momento giusto e crea tu stesso le condizioni per generare energia.
Strategie mentali per vincere l’inerzia
La mente oppone resistenza al cambiamento perché ama la stabilità, anche se quella stabilità ti danneggia. Per rompere l’inerzia servono tecniche semplici ma potenti: definire un “micro-obiettivo” giornaliero (ad esempio: 5 minuti di stretching), agganciare l’azione a un’abitudine esistente (subito dopo il caffè), visualizzare il senso di soddisfazione post-allenamento. Sono tutti strumenti che riducono lo sforzo percepito e aumentano la probabilità di azione.
Il trucco è partire con una soglia così bassa che fallire diventa quasi impossibile. Questo ti fa superare l’ostacolo iniziale e apre la strada a una maggiore intensità futura, senza forzature. Fare qualcosa è sempre meglio di nulla: questo è il mantra da ripetere ogni giorno.
La leva dell’identificazione e della perdita
Vuoi davvero smettere di rimandare? Allora devi cambiare modo di raccontarti. Finché ti identifichi come “una persona pigra” o “quella che non riesce a essere costante”, continuerai ad agire in coerenza con quell’immagine. L’identità è una profezia che si auto-avvera. Inizia a pensarti come “una persona che si prende cura di sé”, “una persona che fa movimento ogni giorno, anche poco”.
Inoltre, usa la leva della perdita: pensa non solo a cosa potresti ottenere allenandoti, ma a cosa perderai se non lo fai. Anni di energia, mobilità, fiducia. Non è una visione pessimista: è una strategia cognitiva potente per invertire l’inerzia. Spesso è il timore di perdere ciò che abbiamo – o potremmo avere – a spingerci finalmente verso l’azione.
Passare all’azione: da domani a oggi
Creare un primo passo facile e realistico
Il modo più efficace per iniziare è smettere di pensare in grande. Quando l’obiettivo appare troppo ambizioso – ad esempio “iniziare ad allenarsi 3 volte a settimana per un’ora” – il cervello lo percepisce come minaccioso e lo rifiuta. Invece, poni un primo obiettivo ridicolmente semplice: 3 minuti di attività leggera, 5 squat, una passeggiata di 10 minuti. La chiave è abbassare la soglia d’ingresso.
Questo approccio ha due vantaggi: elimina la scusa della fatica e crea un precedente positivo. Una volta iniziato, è molto più probabile che tu continui. È il principio della “regola dei 2 minuti”: comincia con qualcosa che richiede un impegno minimo. Se poi fai di più, tanto meglio. Ma intanto, hai rotto l’inerzia.
Il potere delle micro-abitudini
Le abitudini sono comportamenti che ripeti senza fatica. Ma per diventare tali, devono iniziare in piccolo e in modo sostenibile. Le micro-abitudini sono frammenti di comportamento che puoi inserire facilmente nella tua giornata: 5 minuti di mobilità appena sveglio, salire le scale invece di prendere l’ascensore, allungamenti mentre guardi la TV. Ogni azione ha un impatto, se ripetuta con costanza.
Non cercare il cambiamento radicale, cerca la ripetizione quotidiana. Allenarsi non deve essere sempre un evento straordinario. Deve diventare una parte del tuo ritmo, come lavarsi i denti o fare colazione. In questo modo, smette di richiedere forza di volontà e si autoalimenta con la coerenza.
Visualizzazione dei risultati: pensare al "dopo"
Uno strumento potentissimo per stimolare l’azione è immaginare in modo vivido come ti sentirai dopo l’allenamento. Visualizza la soddisfazione, il senso di conquista, la leggerezza mentale. Questo anticipo mentale del piacere futuro aiuta a superare la resistenza iniziale. Il cervello non distingue bene tra immaginazione e realtà, quindi puoi usarlo a tuo vantaggio.
Allo stesso modo, pensa a come ti sentirai se non lo fai. Riproduci mentalmente il senso di frustrazione, l’insoddisfazione, il rimpianto. Il contrasto tra i due scenari può diventare il tuo motore per scegliere l’azione invece della stasi. Ogni giorno hai una scelta: tu quale vuoi essere tra cinque minuti?
Rendere l’allenamento parte della tua identità
Rituali, costanza e ambienti favorevoli
Uno dei segreti per rendere l’allenamento sostenibile è creare un rituale: un gesto, un orario, un ambiente che segnala al cervello che “ora si comincia”. Ad esempio, indossare subito i vestiti da allenamento appena svegli, o ascoltare sempre la stessa playlist prima di iniziare. I rituali riducono la frizione e aiutano a entrare nel giusto stato mentale.
Anche l’ambiente gioca un ruolo cruciale. Se ogni volta devi spostare mobili per allenarti o cercare attrezzi sparsi, sarà più facile mollare. Prepara uno spazio dedicato, anche piccolo, dove tutto sia pronto. La costanza nasce dalla semplificazione: più è facile iniziare, più spesso lo farai.
Dalla motivazione all’abitudine
All’inizio ti serve una spinta. Poi, se ripeti l’azione abbastanza a lungo, entra in gioco l’abitudine. La chiave è la frequenza, non l’intensità. Meglio 10 minuti al giorno tutti i giorni che 1 ora una volta ogni tanto. Ogni ripetizione rinforza il circuito neuronale associato all’allenamento, finché diventa una parte della tua identità.
Quando ti alleni anche se non ne hai voglia, stai dicendo a te stesso: “Io sono una persona che si allena”. Questo crea coerenza interna, e la coerenza è una delle forze motivazionali più forti. Più ti comporti come la persona che vuoi diventare, più diventi quella persona.
Quando smette di essere difficile: la soglia dell’automaticità
C’è un momento, se insisti abbastanza, in cui tutto diventa più facile. È la soglia dell’automaticità, ovvero il punto in cui l’azione diventa talmente abituale da non richiedere più sforzo mentale. Arrivarci richiede pazienza, ma una volta superata, l’allenamento non è più una battaglia quotidiana: è semplicemente una parte di te.
Non aspettarti di arrivarci in una settimana. Ma se ogni giorno fai anche solo un piccolo passo, ci arriverai. E quando ti guarderai indietro, capirai che la vera sfida non era l’allenamento… ma iniziare.

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