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Il tatami è molto più di una semplice superficie: è la base tecnica, simbolica e funzionale su cui si fondano tutte le arti marziali tradizionali e moderne. Dai dojo storici giapponesi fino alle palestre più tecnologiche, il tatami rappresenta un elemento essenziale per garantire la sicurezza, il rispetto della disciplina e l’efficacia dell’allenamento. Con materiali, spessori e certificazioni che variano a seconda della pratica – judo, karate, taekwondo, BJJ – conoscere a fondo le caratteristiche del tatami è fondamentale per chiunque gestisca o frequenti un dojo.

In questa guida completa analizzeremo nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere: dalla composizione tecnica alle normative ufficiali, passando per i criteri da valutare nella scelta del tatami più adatto alla propria disciplina. Un contenuto pensato per chi cerca informazioni affidabili, aggiornate e orientate alla massima professionalità.

Che cos’è il tatami e perché è fondamentale nelle arti marziali

Il ruolo del tatami nella pratica quotidiana e in gara

Nel contesto delle arti marziali, il tatami è molto più che una pavimentazione: è uno strumento funzionale e simbolico. Tradizionalmente legato al Giappone, il termine "tatami" indicava originariamente i tappeti in paglia di riso usati nelle case, ma oggi designa un modulo tecnico in materiale sintetico studiato per garantire assorbimento, stabilità e sicurezza. Ogni disciplina marziale utilizza il tatami come superficie di allenamento e competizione, adeguandone struttura e caratteristiche in funzione delle esigenze specifiche.

In gara, il tatami rappresenta lo spazio codificato in cui si svolge l’incontro. La sua conformazione non solo contribuisce alla prevenzione degli infortuni, ma influisce anche sulla fluidità dei movimenti, sull’aderenza e sull’efficacia delle tecniche. In allenamento, funge da supporto quotidiano, educando all'equilibrio, al rispetto dello spazio e alla consapevolezza corporea. Per questo è considerato parte integrante del metodo di apprendimento marziale.

Funzioni tecniche e benefici per la sicurezza degli atleti

Uno degli aspetti fondamentali del tatami è la sua capacità di attutire cadute, proiezioni e impatti senza compromettere la stabilità dell’atleta. Questo è particolarmente rilevante nelle discipline come il judo o il BJJ, dove il contatto con il suolo è costante e violento. Il tatami assorbe parte dell’energia cinetica, riducendo lo stress articolare e minimizzando i rischi di trauma.

Ma i vantaggi non si fermano alla sicurezza: un buon tatami contribuisce alla corretta esecuzione tecnica. Una superficie troppo rigida o troppo morbida può compromettere l’equilibrio, la presa e la postura, influenzando negativamente la performance. Ecco perché la scelta del giusto tatami, omologato e adatto alla disciplina praticata, è una responsabilità primaria per ogni istruttore e gestore di palestra.

Caratteristiche tecniche dei tatami professionali

Materiali utilizzati: schiume, rivestimenti, grip

I tatami moderni sono realizzati con materiali sintetici ad alta densità, capaci di coniugare resistenza, elasticità e comfort. Il nucleo interno è solitamente composto da schiume EVA o poliuretano espanso, due materiali con eccellenti proprietà ammortizzanti. Il rivestimento esterno, invece, è spesso in PVC goffrato o materiale antiscivolo, progettato per offrire un grip sicuro anche in presenza di sudore o umidità.

La qualità del grip superficiale è un parametro decisivo nella scelta del tatami: deve garantire la giusta aderenza per i piedi nudi, senza causare abrasioni durante i movimenti di trascinamento. In discipline con molte proiezioni o scivolamenti, come il judo o il BJJ, la qualità del rivestimento può fare la differenza tra una presa efficace e una caduta rischiosa. Inoltre, i materiali devono essere atossici, ignifughi e facilmente lavabili, per rispettare le normative igienico-sanitarie delle palestre.

Spessori e densità: come scegliere in base alla disciplina

Ogni arte marziale ha esigenze diverse in termini di spessore del tatami e densità del materiale. Per il judo, ad esempio, si raccomandano spessori tra i 4 e i 5 cm, con una densità capace di assorbire urti molto intensi. Per il karate o il taekwondo, discipline in cui i colpi sono prevalentemente portati in piedi, uno spessore inferiore – intorno ai 2 o 2,5 cm – può risultare più adeguato, poiché favorisce la stabilità e la velocità d’azione.

Un tatami troppo sottile può causare traumi articolari o non proteggere adeguatamente durante le cadute, mentre uno troppo spesso potrebbe ostacolare l’equilibrio e rallentare i movimenti. Per questo, è essenziale valutare non solo il tipo di disciplina, ma anche il livello degli atleti, la frequenza d’uso e la destinazione d’uso (allenamento o gara). La densità, solitamente espressa in kg/m³, deve essere calibrata per offrire il giusto bilanciamento tra ammortizzazione e solidità.

Certificazioni e omologazioni ufficiali

Nel panorama sportivo professionale, l’uso di tatami omologati da enti sportivi nazionali e internazionali è un requisito imprescindibile. Federazioni come la FIJLKAM, la IJF, la WKF o la IBJJF stabiliscono standard precisi in termini di dimensioni, materiali e caratteristiche fisiche del tatami utilizzato in gara. Questi standard sono pensati per garantire la massima sicurezza e uniformità nelle competizioni ufficiali.

Un tatami certificato offre anche garanzie qualitative importanti per le palestre: è sinonimo di affidabilità, durabilità e rispetto delle normative. L’omologazione assicura che il prodotto sia stato sottoposto a test rigorosi e che rispetti i criteri tecnici richiesti dalla disciplina. Al momento dell’acquisto, è fondamentale verificare la presenza di marcature, bollini o documentazione che ne attestino la conformità ai regolamenti sportivi riconosciuti.

Tatami per judo: requisiti e standard

Spessore consigliato e assorbimento urti

Il judo è una delle discipline più esigenti in termini di protezione del suolo, a causa delle frequenti cadute, proiezioni e atterraggi violenti. Per questa ragione, i tatami utilizzati in questa disciplina devono avere uno spessore minimo di 4 cm, con una densità sufficientemente alta da garantire un elevato assorbimento degli impatti. Questa combinazione permette di ridurre il rischio di traumi durante gli allenamenti intensivi e le competizioni ufficiali.

Un tatami troppo rigido non offre una protezione adeguata, mentre uno eccessivamente morbido può compromettere la stabilità dell’atleta nelle fasi di squilibrio e nelle tecniche in piedi. La superficie deve inoltre favorire la giusta presa per i piedi nudi, senza generare attriti eccessivi che potrebbero causare abrasioni. Un buon tatami da judo assicura quindi un equilibrio ideale tra elasticità, aderenza e comfort, elementi fondamentali per l’efficacia e la sicurezza tecnica.

Normative FIJLKAM e IJF

Per i tatami destinati a contesti ufficiali e agonistici, è indispensabile rispettare le specifiche imposte dalla FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) e dalla IJF (International Judo Federation). Le normative stabiliscono parametri precisi per quanto riguarda le dimensioni del singolo modulo, la tolleranza di spessore, il tipo di materiale, la resistenza agli urti e la capacità antiscivolo del rivestimento esterno.

Le misure standard richieste in gara sono generalmente di 1x1 metro per modulo, con superficie in PVC goffrato o simile, e colorazioni codificate per delimitare l’area di combattimento (zona di gara e zona di sicurezza). Solo i tatami che rispettano questi criteri possono essere utilizzati nei tornei ufficiali riconosciuti. La conformità a tali normative è segno di professionalità e rispetto degli standard internazionali, e rappresenta un valore aggiunto anche per le palestre che intendono ospitare eventi o preparare atleti di livello.

Tatami per karate: caratteristiche specifiche

Finitura superficiale e rigidità

Nel karate, la superficie del tatami deve garantire un equilibrio perfetto tra aderenza e scorrevolezza. A differenza di discipline con forti impatti a terra, qui l’enfasi è posta sulla stabilità in posizione eretta e sulla precisione dei movimenti, specialmente durante le fasi di kata o di kumite. Il tatami per karate ha quindi una rigidità superiore rispetto a quello da judo, con uno spessore medio intorno ai 2 cm, sufficiente per proteggere senza compromettere la reattività.

La finitura superficiale è un altro aspetto chiave: deve essere sufficientemente liscia da permettere rapidi spostamenti laterali, ma al contempo dotata di un grip tale da evitare scivolamenti incontrollati. I materiali più usati includono PVC con goffratura a riso o superfici leggermente strutturate, ideali per supportare la velocità dei movimenti e ridurre il rischio di infortuni da torsione o slittamento.

Adattabilità a kata e kumite

I due stili principali del karate – il kata (forme) e il kumite (combattimento) – impongono esigenze diverse anche al tipo di tatami. Nei kata, l’obiettivo è eseguire sequenze di movimenti con la massima precisione e potenza, richiedendo una superficie che favorisca appoggi stabili e ritorno elastico. Nel kumite, invece, si privilegia la rapidità di azione, con spostamenti dinamici, attacchi e contrattacchi in successione.

Un tatami progettato per entrambe le modalità deve offrire una buona versatilità, con una superficie uniforme, priva di dislivelli, e con una capacità di assorbimento localizzata nei punti di impatto. Inoltre, per le competizioni ufficiali, è importante che i moduli siano antiscivolo anche alla base, così da evitare movimenti accidentali delle piastrelle durante le fasi più concitate del combattimento.

Tatami per taekwondo e discipline affini

Superfici antiscivolo e proprietà elastiche

Nel taekwondo – così come in altre discipline a prevalenza di tecniche di calcio – la qualità del tatami è determinante per garantire aderenza, reattività e sicurezza. Gli atleti eseguono calci ad alta velocità, con cambi di direzione rapidi e frequenti salti: per questo motivo è fondamentale che la superficie sia dotata di un efficace trattamento antiscivolo e che la base del modulo abbia una struttura che impedisca lo slittamento.

Inoltre, il tatami deve offrire una leggera elasticità verticale per assorbire gli impatti al rientro da salti e tecniche acrobatiche, senza però compromettere la stabilità degli appoggi. Il materiale più diffuso è la schiuma EVA, in moduli a incastro spesso colorati (generalmente blu e rosso) per delimitare le aree di gara. Lo spessore medio consigliato varia tra i 2 e i 2,5 cm, con una densità che favorisca la leggerezza e la facilità di trasporto, spesso richieste nei contesti competitivi.

Requisiti di gara per WT e ITF

Le due principali federazioni internazionali di taekwondo, la WT (World Taekwondo) e la ITF (International Taekwondo Federation), stabiliscono normative specifiche per l’uso dei tatami in competizione. Tra i requisiti più comuni troviamo l’obbligo di utilizzare moduli antiscivolo a incastro, realizzati in materiali atossici e ignifughi, con superficie a rilievo o goffrata per migliorare la presa del piede nudo.

Anche le dimensioni dell’area di gara sono regolate: per eventi ufficiali WT, ad esempio, l’area di combattimento deve misurare 8x8 metri (con zona di sicurezza aggiuntiva), e il colore del tatami è parte integrante della codifica visiva. Il rispetto di questi standard non solo assicura il regolare svolgimento degli incontri, ma rappresenta un importante segnale di professionalità e preparazione tecnica per le palestre che formano atleti a livello agonistico.

Tatami per BJJ e grappling: cosa cambia

Resistenza alla trazione e aderenza

Le discipline come il BJJ (Brazilian Jiu-Jitsu) e il grappling richiedono un tipo di tatami con caratteristiche particolari, orientate alla massima resistenza superficiale e all’aderenza durante i movimenti a terra. In questi sport, il contatto prolungato con il suolo e le fasi di controllo, presa e trascinamento sollecitano intensamente il rivestimento del tatami, che deve resistere a strappi, torsioni e abrasioni.

La superficie deve offrire un grip costante ma non eccessivo, per evitare attriti dannosi sulla pelle e favorire la fluidità nelle transizioni a terra. Inoltre, il tatami per BJJ deve essere stabile nella posa – anche in assenza di incastri – per prevenire spostamenti indesiderati durante gli scramble e le fasi di lotta intensa. L’uso di moduli a elevata densità con trattamento antiscivolo è essenziale per garantire una pratica sicura ed efficace.

Standard IBJJF e uso in palestra

L’IBJJF (International Brazilian Jiu-Jitsu Federation) stabilisce criteri tecnici rigorosi per i tatami da competizione: lo spessore consigliato è di almeno 4 cm, con una superficie liscia ma resistente, spesso realizzata in vinile antistrappo. La colorazione deve essere uniforme (solitamente verde o grigia), e le dimensioni del campo di gara prevedono uno spazio centrale circondato da una zona di sicurezza, per tutelare gli atleti nei movimenti fuori controllo.

Per l’uso quotidiano in palestra, è importante scegliere tatami che coniughino durabilità, facilità di pulizia e modularità. I moduli devono poter essere sanificati con frequenza, data l’intensa attività a terra, e il sistema di posa deve assicurare compattezza anche su superfici non perfettamente lisce. L’investimento in un tatami professionale e conforme agli standard IBJJF rappresenta una garanzia di qualità per chi allena atleti agonisti o semplicemente vuole offrire un ambiente sicuro e conforme ai principi del BJJ.

Come scegliere il tatami giusto per il tuo dojo o palestra

Valutare il tipo di pratica e il numero di atleti

La scelta del tatami più adatto non può prescindere da una valutazione accurata del contesto di utilizzo. Il primo fattore da considerare è il tipo di disciplina praticata: ogni arte marziale impone requisiti diversi in termini di assorbimento, grip e spessore. Il judo, ad esempio, necessita di una superficie ad alta densità e spessore per gestire le proiezioni, mentre il karate privilegia tatami rigidi per supportare la velocità delle tecniche in piedi.

In secondo luogo, occorre considerare il numero medio di praticanti e la frequenza di utilizzo. Un dojo con molti allievi o sessioni giornaliere intensive dovrà investire in tatami ad alta resistenza, progettati per durare nel tempo senza deformarsi. Se invece si gestisce uno spazio polivalente, potrebbe essere utile optare per moduli facilmente smontabili e riposizionabili, che consentano flessibilità nell’organizzazione dell’ambiente.

Consigli su posa, manutenzione e durata

La corretta posa in opera del tatami è fondamentale per garantirne la stabilità e l’efficacia. I moduli devono essere posati su una superficie piana, ben pulita e asciutta. In caso di pavimentazioni irregolari, è consigliabile inserire uno strato intermedio per uniformare il fondo. Per discipline che prevedono movimenti laterali intensi o contatti a terra prolungati, è bene optare per tatami con fondo antiscivolo o sistema a incastro sicuro.

Dal punto di vista della manutenzione, i tatami devono essere sanificati regolarmente con detergenti non aggressivi, soprattutto in ambienti condivisi. È preferibile scegliere materiali resistenti all’umidità e facili da pulire, per prevenire muffe e batteri. Con una cura adeguata, un tatami professionale può durare oltre 10 anni, mantenendo inalterate le sue caratteristiche tecniche. Scegliere con attenzione significa investire nella sicurezza, nel comfort e nella longevità del proprio spazio di allenamento.

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