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Il mal di schiena durante l’allenamento con i pesi è una delle sensazioni più comuni tra chi frequenta regolarmente la palestra. Tuttavia, non tutto ciò che si sente nella zona lombare o dorsale è necessariamente un segnale di pericolo. Esiste infatti una sottile – ma fondamentale – distinzione tra il normale affaticamento muscolare e un dolore da sovraccarico potenzialmente dannoso. Capire questa differenza è essenziale per allenarsi in sicurezza, migliorare le performance e soprattutto prevenire infortuni a lungo termine.

In questo articolo esploreremo come riconoscere i segnali corretti che il corpo ci manda, analizzando i movimenti più a rischio come squat, stacchi e rematori, e fornendo indicazioni pratiche su quando conviene fermarsi o semplicemente modulare il carico. Perché, come spesso accade in palestra, la consapevolezza fa la differenza tra evoluzione e regressione.

Percezioni e dolori in schiena: non tutto è pericoloso

Uno degli errori più frequenti tra chi si allena con costanza è interpretare ogni sensazione localizzata nella zona lombare come un sintomo di infortunio. In realtà, il mal di schiena può avere molte cause e spesso è solo il risultato di un lavoro muscolare intenso, soprattutto dopo esercizi multiarticolari che coinvolgono la catena posteriore. Il corpo umano è progettato per resistere e adattarsi, e non sempre il fastidio post-allenamento rappresenta un campanello d’allarme.

È fondamentale imparare ad ascoltare il corpo distinguendo tra una semplice sensazione di fatica – tipica di muscoli stressati ma sani – e una condizione che evolve in dolore acuto, persistente o irradiato. Questo tipo di dolore non è una normale risposta all’allenamento, ma un segnale che qualcosa nel gesto tecnico o nella programmazione del carico non sta funzionando. Imparare a riconoscerlo è il primo passo verso un allenamento più sicuro.

Affaticamento o dolore? Come capirlo davvero

La differenza tra affaticamento muscolare e dolore da sovraccarico può sembrare sottile, ma è cruciale. Il primo si manifesta come una tensione diffusa, spesso simmetrica, che compare gradualmente durante o dopo l’allenamento. Si tratta di una sensazione “positiva”, che indica stimolazione efficace. Il dolore, invece, è più localizzato, spesso asimmetrico e si presenta in modo improvviso o peggiora col tempo. Può impedire movimenti normali, disturbare il sonno o essere accompagnato da una riduzione della forza.

Un altro segnale distintivo è il tempo di recupero. Il normale affaticamento tende a regredire nel giro di 24–48 ore, mentre il dolore persistente, che non migliora con il riposo o peggiora con determinati gesti (come piegarsi o sollevare oggetti leggeri), è spesso indice di un problema meccanico o infiammatorio. In questi casi, continuare ad allenarsi ignorando i sintomi può aggravare la situazione e portare a infortuni strutturali.

Squat, stacchi e rematori: a cosa fare attenzione

Alcuni esercizi, se eseguiti con tecnica imprecisa o carichi non adeguati, possono aumentare il rischio di stress lombare. Gli squat, ad esempio, coinvolgono in maniera importante la muscolatura paravertebrale e richiedono un controllo preciso del busto. Una perdita di tensione in zona addominale o una retroversione pelvica eccessiva in buca possono generare pressioni anomale sulla colonna.

Nel caso degli stacchi da terra, la fase critica è spesso la partenza: sollevare il carico con la schiena “a C” o senza attivare correttamente glutei e core espone la colonna a forze di taglio. Anche nei rematori con bilanciere, un'eccessiva flessione lombare o un’oscillazione del busto possono generare microtraumi ripetuti. In tutti questi esercizi, la qualità del gesto tecnico conta più del peso sollevato.

Quando fermarti e quando modulare il carico

Capire quando è il caso di interrompere una sessione o semplicemente ridurre il carico fa parte della maturità atletica. Se durante l’esecuzione di un esercizio avverti una fitta improvvisa o un dolore anomalo che non svanisce con il riscaldamento, il segnale è chiaro: fermati. Continuare a spingere potrebbe trasformare un fastidio reversibile in un infortunio cronico.

In altri casi, invece, può essere sufficiente modulare l’intensità, abbassando il carico, riducendo le ripetizioni o optando per varianti meno stressanti. Il corpo ha bisogno di recupero tanto quanto ha bisogno di stimolo. Ignorare i segnali di stress eccessivo significa ignorare il principio base dell’adattamento: senza recupero non c’è crescita.

Prevenire il mal di schiena con l’allenamento consapevole

La prevenzione passa innanzitutto dalla qualità del movimento. Curare la tecnica, allenare la mobilità e sviluppare una buona attivazione del core sono strumenti fondamentali per proteggere la schiena sotto carico. Ma serve anche una programmazione sensata, che alterni fasi di intensità a momenti di scarico e permetta al corpo di recuperare in modo fisiologico.

Infine, non sottovalutare mai il valore del feedback: che sia il tuo, attraverso l’ascolto delle sensazioni corporee, o quello di un coach esperto. Allenarsi in modo consapevole significa conoscere i propri limiti, ma anche sapere come superarli in sicurezza. Perché non tutto ciò che “si sente” in schiena è pericoloso, ma ignorare i segnali sbagliati sì.

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